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LAVENO MOMBELLO – 11.01.2017 – Depositata la perizia tecnica disposta dal Tar della Lombardia sulla Camera Iperbarica di Laveno Mombello, perizia che verrà discussa dal tribunale Regionale il prossimo 8 febbraio. La direttrice amministrativa della Camera Iperbarica di Laveno Mombello, Tiziana Petoletti non esulta, ma si dice moderatamente soddisfatta dopo aver letto la perizia del consulente nominato dal Tar, il prof. Di Giulio. Approda cosi nuovamente al Tar la lunga diatriba che vede opposto il Centro Iperbarico lavenese all’Ats di Varese. Ma ora, stando ad una interrogazione consigliare regionale del Movimento 5 stelle (a firma dei consiglieri regionali Paola Macchi e Dario Violi), si scopre un possibile retroscena sconcertante, vale a dire che a Brebbia, potrebbe sorgere a breve una nuova camera iperbarica in una clinica privata, ma finanziata con i soldi regionali. Nella interrogazione si legge come a Laveno Mombello già esista una camera iperbarica stabile, alla quale da fine maggio del 2015 l’Asl di Varese ha sospeso temporaneamente l’autorizzazione e l’accreditamento. Si fa presente come la struttura lavenese ha erogato per oltre 25 anni le necessarie cure legate alla ossigenoterapia in convenzione con l’Asl e si elencano le numerose terapie che sono state curate da questo Centro Iperbarico.

Si puntualizza come: “La sospensione delle attività è stata disposta a seguito di un sopralluogo da parte dell’Unità Operativa Complessa (Uoc) della Asl al fine di valutare quanto denunciato in un esposto promosso da un professionista che aveva prestato la propria opera presso la struttura per alcuni mesi e successivamente allontanato per giusta causa”. Si evidenzia la querelle tecnica fra la struttura e l’Asl che ha portato, dopo una visita alla struttura effettuata con la collaborazione dei Nas dei carabinieri, alla sospensione temporanea dell’attività, atto dovuto a garantire il proseguimento dei trattamenti in condizioni adeguate e in sicurezza per i pazienti e il personale. Cosi come la direzione si sia resa da subito disponibile a risolvere i problemi ed a fornire tutta la documentazione richiesta. A margine di questa situazione si annotano i gravi disagi causati ai pazienti, essendo questo l’unico impianto idoneo in un’area di oltre 50 chilometri, con i pazienti che sono stati dirottati sull’ospedale milanese Niguarda, con quel che comporta, tanto che gli stessi pazienti si sono costituiti in Comitato a difesa per la riapertura del Centro iperbarico lavenese. Riferendosi poi alla questione di Brebbia si legge: “Da notizie sembrerebbe che presso la Fondazione Borghi di Brebbia, verrà installato un centro iperbarico mobile interamente finanziato da Regione Lombardia, la cui gestione sarà affidata a personale svizzero. Tale notizia, se confermata, ha sollevato molte perplessità. Non si capisce a questo punto, se vera la notizia, il comportamento della direzione dell’Ats dell’Insubria. Nello specifico non si capisce perché aprire un nuovo centro iperbarico privato, ma finanziato con soldi pubblici. E allora perché non si è fatto riaprire quello già esistente a Laveno? Un impianto che già c’era, con un accreditamento in essere?” Si chiede pertanto un chiarimento all’assessore competente e una copia conforme all’originale della documentazione che attesta l’affidamento alla struttura di Brebbia da parte dell’Ats con relativi costi, luogo dell’acquisto e dell’appalto, e quando sia prevista la nuova attivazione e le modalità di accesso per il territorio e se sarà mantenuto l’accreditamento in essere con la struttura di Laveno.

Fonte Laveno Mombello e dintorni.